
MATTIA PASCAL: FOLLIA E RINASCITA
NON DI SOLA PAZIENZA…

Recentemente mi è stato chiesto dove vorrei lavorare, se non fossi impegnata in Piccioletta barca e la mia risposta, nota a chi mi conosce, è: un vivaio. Sì, aprirei un vivaio, coltiverei piante fiorite: fiori, invece di ragazzi; belli, immobili e silenziosi: un vantaggio non trascurabile, che balena in me nelle sere in cui torno a casa sfinita, con le orecchie tristi.
Una cosa comunque è certa: coltivare è il mio lavoro, anzi la mia passione; la mia vocazione direi, se non provassi una certa antipatia per questa parola.
E dire che la pazienza – notoriamente, virtù principe del contadino – non credo di poterla annoverare fra le poche qualità che mi riconosco.
Ma a ben pensare, davvero è la pazienza a fare la differenza nella vita del contadino? Davvero chi mette al centro della propria vita i ragazzi, chi si dedica alla semina vive solo di pazienza?
Certo giova sempre la pazienza e inoltre è indice di intelligenza, ma credo che il lavoro di semina si nutra anche di altre qualità: un poco di intuizione, tanto coraggio e una quantità spropositata di speranza!
Talenti, questi, che si ricevono gratuitamente (il coraggio – come benissimo insegna don Abbondio – uno se non ce l’ha, mica se lo può dare), e vanno individuati poi e esercitati e sviluppati. Per quanto riguarda la speranza… be’, la speranza è anima della pazienza: non sono parole mie, mi furono scritte da un amico professore in un tempo difficile della vita e così le ho fissate e le porto nel cuore e nella testa.
Su un poco di intuizione, su un discreto coraggio e su una quantità spropositata di speranza, ho fondato, insieme ai miei amici Roberto e Cristina, la Piccioletta barca che, rinforzandosi fra secche e marosi, fra bonacce e tempeste, naviga oggi il suo decimo anno, raccogliendo dieci soci e ottantatré famiglie: che, fidandosi di noi, hanno staccato il loro biglietto di ingresso nella cultura.
L’investimento originario era stato fatto sulla complicata e poco stimata età della scuola media: quei ragazzetti che non sono né carne, né pesce; enormi le ragazze, minuscoli i ragazzi, poche idee e ben confuse, ‘avversi al mondo, avverso il mondo a loro’, parafrasando il buon Foscolo.
Mentre si sceglieva di anticipare l’ingresso al Centro di cultura alla terza elementare (ora alla prima!), quei ragazzi delle medie inesorabilmente crescevano e alcuni di loro – pochi in verità, ma buoni, molto buoni! – volevano restare a bordo, né noi avevamo cuore di affidarli all’oceano mare sulla piccola scialuppa che avevamo costruito insieme. E intanto ne crescevano altri, e il numero di chi non voleva sbarcare dopo le medie è diventato tale da spingerci a creare, l’anno scorso, un nuovo gruppo: la Filoteca del lunedì sera.
Bene, la speranza si nutre e cresce e soffia come il più propizio dei venti: ma che fare di questi ragazzi che nel frattempo sono diventati grandi, hanno oltrepassato Scilla e Cariddi, sono desiderosi di esprimere il loro sentire e il loro pensare e ne hanno ben donde?
Andava bene proseguire un percorso letterario – non saranno mai troppe per nessuno le buone letture, pensate, comprese e discusse insieme –, ma bisognava introdurre qualcosa di nuovo che permettesse loro di fare un passo avanti e, soprattutto, a noi, di fare un passo non indietro forse, ma certo a lato! Ecco invitati ospiti esterni, voce diverse, modi differenti di impostare e presentare un tema. Bene anche questo, ma quest’anno vogliamo gonfiare ulteriormente le vele, osando con quel coraggio che, per fortuna, insieme alla speranza, cresce con noi. Ci vuole qualcosa di più ancora: ci vuole che loro diventino protagonisti, che loro, raccogliendo il piccolo bottino messo insieme negli anni, si affaccino alla scena politica, dove politica, secondo Hannah Arendt, non è gestione del potere, ma l’azione (l’agire) e la parola in uno spazio pubblico condiviso.
Sono cresciuta a pane e Hannah Arendt, grazie alla passione di mia madre che alla filosofa ebrea tedesca ha dedicato anni di studio matto e disperatissimo e due scritti, mentre insegnava economia a scuola e cresceva la sua famiglia. E Hannah Arendt, stimata e studiata a fondo anche da Roberto, è da sempre voce autorevole dei nostri dibattiti, già in Accademia.
La filosofa – sulla scia di Aristotele, secondo il quale l’uomo è per natura un animale politico, destinato a vivere in comunità (la polis), per realizzare la propria natura razionale e raggiungere la felicità – difende la sfera pubblica come spazio in cui gli esseri umani rivelano la propria unicità attraverso il discorso (lexis) e l’azione (praxis), in relazione agli altri.
Ecco la chiave: la navigazione della Piccioletta barca, dapprima guidata e protetta, deve necessariamente sfociare nella polis, nel territorio di cui l’uomo è e deve essere attore protagonista. Non c’è un momento – intendiamoci bene! – in cui Dante, Leopardi o Cervantes possano essere messi da parte, ma certamente c’è un momento in cui Dante, Leopardi e Cervantes, debitamente compresi e ruminati, devono servire non solo a chi li legge e li studia, ma al mondo intero; un momento in cui la cultura deve diventare servizio: questo è stato il coraggio, questa la speranza dei soci fondatori della Piccioletta barca, che non si sono chiusi comodamente in salotto a scambiarsi le proprie passioni letterarie e filosofiche, ma hanno pensato e crato un metodo per farne partecipi i ragazzi del mondo.
Non esiste politica senza cultura! La politica senza cultura è solo becera affermazione del proprio sentire e non ci interessa: vediamo i frutti della politica degli ignoranti e dei ricchi e ne abbiamo abbastanza!
Trovata la chiave nuova, si è trattato di presentarla in modo chiaro e adeguato alle famiglie, prima, e ai ragazzi, poi ed è stato stupefacente il consenso dei genitori, prima, e dei ragazzi, poi: la speranza si nutre e cresce!
I ragazzi, a quindici, sedici, diciotto anni – età dei nostri più grandi, Elisabetta e Mattia – hanno tanta energia buona nel cuore, hanno idee, ideali e valori e desiderio profondo di esprimerli; i ragazzi hanno bisogno di adulti che credano in loro, che, dopo averli tenuti per mano a lungo, si spostino e lascino loro lo spazio adeguato; hanno bisogno di misurarsi con quel mondo fuori che fa solo paura e orrore se non lo si affronta e non si impara a conoscerlo, oggi più che mai!
La Filoteca allora modifica la sua veste: i ragazzi hanno già incontrato dei coetanei di Sesto San Giovanni, impegnati nel sociale e già sono stati invitati da loro il prossimo 24 aprile, in occasione della Festa della Liberazione, a presenziare a un Forum sulle realtà giovanili: andranno i più grandi e i ragazzi che da più anni navigano con noi, perché tutto deve avvenire con cautela e moderazione assolute. Nessuno dovrà parlare a proprio nome, né tanto meno dare voce o sfogo alle proprie idee e alle proprie sofferenze o frustrazioni, ma dovrà parlare a nome di tutti gli altri giovani soci della Filoteca, a nome della Piccioletta barca e, soprattutto, deve parlare a nome di Manzoni e Beccaria, di Platone e Galileo e Pico della Mirandola che sono i giganti sulle cui spalle siamo cresciuti e abbiamo camminato negli anni.
Piano piano, saremo in grado di organizzare, nella nostra nuova ampia sede, incontri su grandi temi di attualità, di scrivere documenti e articoli, di lottare per la salute del nostro territorio, di batterci per gli ideali che ci stanno a cuore.
Perché di pazienza – sotto sotto – ne abbiamo avuta molta; il coraggio non ci manca mai; la speranza continua a essere il vento che soffia sempre più propizio nelle nostre vele…
