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QUANDO I RAGAZZI RICORDANO

Troppo spesso affidiamo alla mente delle capacità che, in realtà, scaturiscono da un lavoro più profondo e intimo che coinvolge dimensioni diverse della persona.
A farmi riflettere su questo tema è stato il mio caro amico Roberto che, nel suo ultimo articolo del blog, approfondisce il rapporto tra cultura e corpo, descrivendo la cultura come un’attività che ha origine prima di tutto nella dimensione corporea (Il corpo in scena).
Ripensando alla Festa degli Amici della Piccioletta Barca, che si è tenuta appena una settimana fa, vorrei condividere questa mia percezione: se la cultura è una questione di corpo, allora ricordare è un atto del cuore!
È infatti necessario attingere al cuore — custode della memoria e delle nostre emozioni - per riportare alla luce momenti che, nel tempo, continuano a restare significativi.
Ed è proprio questo che abbiamo chiesto ai nostri ragazzi in occasione dell’annuale Festa degli Amici: scrivere un ricordo dei loro anni in Piccioletta Barca che avesse lasciato un segno autentico.
L’idea è stata di Beatrice: per nostra fortuna, è un vero uragano di idee!
Ciò che la spinge a generare è una continua attenzione alcambiamento, perché restare fermi significa smettere di crescere.
Nel corso degli anni, abbiamo osservato come i racconti dei ragazzi della Piccioletta Barca siano in grado di suscitare nei nostri amici — che ogni anno invitiamo con piacere a celebrare questa amicizia che si rinnova — un forte senso di partecipazione, spesso intrecciato alla commozione.
Quest’anno abbiamo scelto di compiere un passo ulteriore. Ai ragazzi non è stato chiesto soltanto di riempire un foglio bianco con un ricordo personale, ma anche di condividerlo attraverso una lettura corale rivolta ad un pubblico di adulti, in gran parte sconosciuti.
La proposta è nata in occasione del decennale dell’associazione: dieci anni da quando l’intuizione di due grandi amici, appassionati di ragazzi e di cultura, si è trasformata nel grande progetto che oggi chiamiamo Piccioletta Barca.
I ricordi sono arrivati uno dopo l’altro: lunghi o essenziali, ironici o commossi, sempre sinceri.
Tanti, tantissimi di loro hanno dato spazio ai ricordi delle nostre vacanze, durante le quali hanno scoperto la bellezza di giocare tutti allo stesso gioco, di mangiare alla stessa tavola, di partecipare allo stesso discorso, di sentirsi parte di un gruppo in cui ciascuno può trovare il proprio posto senza dover necessariamente assomigliare agli altri.
Molti di loro, soprattutto i più piccoli, hanno raccontano le spensierate ore trascorse al Convivio: il loro primo piccolo salotto letterario, dove hanno potuto incontrare i grandi personaggi della storia e della letteratura, arrivando persino a vestirne i panni.
Alcuni, forse i più grandi, hanno invece riconosciuto a sé stessi il coraggio di far parte della Piccioletta Barca, e a noi il valore di un percorso che li ha trasformati: non offrendo risposte, ma aprendo domande.
Nessuna pozione magica capace di suggerire loro la scelta giusta, ma la scoperta di un pensiero critico costruito attraverso l’incontro con grandi opere e con grandi uomini e donne che molto prima di noi, si sono interrogati sui temi cruciali della vita.
C’è una frase che ritorna, con insistenza quasi naturale, nei loro racconti: “La Piccioletta Barca è per noi famiglia”.
Una parola semplice, quasi disarmante, che però contiene tutto ciò che a volte fatichiamo a dire con altri linguaggi.
Per noi adulti, che accompagniamo questo cammino, non esiste riconoscimento più alto. In un tempo in cui i legami sembrano spesso fragili e provvisori, sapere che dei ragazzi riconoscano in questo luogo una casa, un porto sicuro, uno spazio in cui sentirsi accolti e guardati per ciò che sono, riempie il cuore di gratitudine.
Perché, in fondo, tutto ciò che costruiamo — gli incontri, le letture, le vacanze, perfino la fatica organizzativa — nasce proprio dal desiderio di offrire ai ragazzi un luogo autentico in cui crescere insieme.
Certamente, veder arrivare questi ricordi uno alla volta, ci ha dato grande soddisfazione, ma la vera magia si è manifestata la sera della nostra festa.
Tutti i ricordi sono stati accuratamente stampati su cartoncini colorati e appesi alle pareti del nostro grande salone, così che ciascun invitato potesse leggerli liberamente, lasciando al tempo stesso spazio anche a chi tra i ragazzi preferiva non esporsi nella lettura pubblica sull’ormai noto “palco alla scala” (che porta al bagno).
Il “filosofo della PB”, così viene appellato uno dei nostri accademici, ha aperto le danze predisponendo il cuore dei nostri ospiti all’ascolto. A seguire, il racconto della ‘serata maschi’ da parte del nostro “esperto marketing” – così lo chiamiamo da quando è riuscito addirittura a imbastire un’asta per vendere uno dei libri della Piccioletta Barca — ha suscitato grande ilarità in sala. E così il ghiaccio pian piano si è sciolto e uno dopo l’altro, piccoli e grandi, i ragazzi hanno iniziato a salire su quel palco, quasi a gara,per raccontare con gioia momenti spensierati vissuti in Piccioletta Barca.
Esilarante è stata la scelta di alcuni di loro che, accortosi di aver scritto troppo poco rispetto ad altri, hanno iniziato a improvvisare, trasformando il proprio intervento in un racconto fatto soprattutto di episodi divertenti che, a loro dire, porteranno per sempre nel cuore. È incredibile l’audacia che questi giovani ragazzi riescono a tirar fuori quando sentono di far parte di un progetto grande, riconosciuto e sostenuto da adulti che spesso neppure conoscono.
Profondamente commovente è stato invece il coraggio dei più timidi, che per nulla al mondo si sarebbero sottratti dall’essere, per una sera, i portavoce di un messaggio di condivisione, amicizia e cultura.
C’è stata ironia, emozione, improvvisazione, coraggio. E soprattutto presenza.
Anche quest’anno il successo della Festa degli Amici è stato assicurato, e stavolta più degli altri il merito è stato tutto dei nostri ragazzi: infiniti applausi e occhi pieni di commozione ci hanno ancora una volta dimostrato che la nostra scelta di puntare sui ragazzi è, senza dubbio,vincente.
E seppure con fatica e pazienza, i piccoli semi che in questi dieci anni sono stati affidati alla terra senza conoscerne il destino stanno iniziando a germogliare, trasformandosi in boccioli ancora incerti, ma già orientati verso la luce.
