
ALZA LE TUE PAROLE, NON LA VOCE

NON C’È NASO CHE TENGA…
L’ESTATE DI PICASSO

Con alcuni ragazzi di terza abbiamo letto questo bellissimo racconto di Ray Bradbury (a tutti noto per il suo Fahrenheit 415) che narra l’incanto di un giovane americano appassionato di Picasso che, recatosi a Biarritz proprio nella speranza di incontrare il pittore, una sera al tramonto lo riconosce in un vecchio signore che con il bastoncino di un gelato disegna sull’umida sabbia…
I ragazzi sono stati invitati a descrivere cosa vedono loro in quei segni in riva al mare.
Camminavo da tempo su quella spiaggia. Il fresco odore della salsedine mi pizzicava il naso e i miei piedi, che sprofondavano nella sabbia, chiedevano pietà. Così mi fermai ad ammirare il tramonto. Il sole che scendeva nel mare creava un’atmosfera romantica e di ispirazione. A quanto pare, non ero l’unica persona a pensare così.
In lontananza vidi un uomo, chino sulla sabbia che aveva in mano un bastoncino con cui abbozzava un disegno. Si muoveva con rapidi movimenti e a mano a mano che mi avvicinavo, vedevo meglio il capolavoro che stava disegnando: figure dai volti straziati, animali di cui si poteva sentire perfino il verso, se ci si concentrava e ci si lasciava trasportare dall’immaginazione. Poi bambini morti e guerrieri caduti. In alto, una lampadina che sovrastava tutte le figure del disegno: un caos meraviglioso!
Quando l’uomo ebbe finito, si alzò ed esclamò: «Sì, Guernica!»
Fino a quel momento, sembrava non essersi accorto della mia presenza, ma quando mi vide, mi fece solo un cenno e se ne andò. Non gli risposi nemmeno, perché avevo capito chi era e, rimasta senza parole, non ne ero stata capace.
Poco tempo dopo, Picasso regalò al mondo un quadro grandioso, intitolato Guernica, ma io ho visto l’originale, sulla sabbia… il più bello!
Emma P. 3 media
********************************************************************
Fra tutti i disegni sulla spiaggia, ce n’era uno in particolare che mi ha colpito subito.
Era un grande albero magico, con radici grandi e profonde. Le foglie dell’albero non erano semplici foglie, ma figure strane che la sabbia faceva brillare. Attorno all’albero, volavano minuscole creature con ali luminose. Sparse in giro c’erano note musicali che, se fossero state messe in uno spartito, avrebbero suonato una melodia dolce: mi sembrava di sentirla. Ogni ramo sembrava raccontare una storia di tempi lontani, storie delle persone che hanno curato e amato queste piante generose.
Attorno all’albero si apriva un paesaggio pieno di colori, illuminato dal sole con i suoi raggi dorati. L’aria era fresca, carica di un’energia speciale che riempiva il cuore di pace. Un luogo dove si poteva respirare la vera bellezza della natura e ritrovare se stessi. Un luogo, dove ogni pensiero scompariva e la gioia diventava protagonista…
Samuele Q. 3 media
