
LETTERA AL DOTTOR JEKYLL
ALLA CORTE DEI GONZAGA

L’uscita dell’Accademia a Mantova è stata così intensa, ricca di informazioni e di immagini, da rischiare di lasciare tutti, piccoli e grandi, un po’ frastornati. È impossibile, d’altra parte, visitare una città senza raccontare le storie dei suoi protagonisti e Mantova, di storie, ne ha moltissime. Tornati a casa, con gli occhi e la mente pieni, abbiamo fatto un piccolo esercizio di narrazione… i grandi hanno messo in ordine (cronologico) le molte cose dette, durante l’uscita di due giorni, i piccoli hanno raccolto un pensiero, un’immagine, un’esperienza. Perché ricordare, riportare al cuore, è il modo più vero per vivere: lo scopo non è comporre pensieri geniali, ma stringere l’alleanza tra scrittura e memoria. Farlo non è mai scontato, soprattutto oggi, abituati come siamo a lasciare alle foto sui nostri telefonini (che non guardiamo mai) il compito di conservare il passato. Un esercizio necessario a tutti, dunque: piccoli e grandi.
Iniziamo da Manto, l’indovina piromante (che legge nelle fiamme e nelle scintille), di cui ci ha parlato Beatrice, che si dice sia arrivata a Mantova dopo lunghe peregrinazioni e lì si sia fermata per la bellezza del luogo: è lei a battezzare la città.
Tutt’altro che mitico è Virgilio, nato vicino a Mantova (nel paese che oggi si chiama Borgo Virgilio). Alla Piccio lo conosciamo bene, perché è la guida di Dante nella Commedia, oltre a essere, ovviamente, il poeta dell’Eneide! A metà tra verità e leggenda è un terzo racconto: dopo la morte di Gesù, il soldato che lo aveva colpito con la lancia, Longino, avrebbe raccolto il suo sangue caduto sulla terra e lo avrebbe portato proprio a Mantova, approdando presso il Gradaro, la chiesa con il convento del 1200 dove abbiamo dormito noi! La reliquia è conservata nella chiesa di Sant’Andrea.
Non c’entra con Mantova, ma è importante per capirne la storia: Carlo Magno, attorno all’800, cercò di rimettere insieme l’Europa. Mandò in giro per le diverse regioni dell’impero i suoi compagni (comites, conti), affinché unissero terre tanto diverse. La sua iniziativa funzionò abbastanza bene dappertutto, ma in Italia no: da noi sopravvivevano ancora molte, moltissime città (l’eredità buona dell’Impero Romano) che furono a lungo più potenti dei nobili stessi e si governarono da sole, i Comuni. A quest’epoca risale la rotonda di San Lorenzo (circa 1083), un raro esempio di architettura religiosa circolare. Una forma che non ebbe molto successo, ma che rappresenta un modo molto particolare di stare insieme: in cerchio ci si guarda tutti in faccia, nessuno è più importante degli altri… come i Cavalieri della Tavola Rotonda.
A proposito di Cavalieri della Tavola Rotonda, ecco gli affreschi del Pisanello a Palazzo Ducale: eseguiti nello stesso periodo della Camera degli Sposi, vennero coperti, perché a volte le storie, le narrazioni e le finzioni passano di moda. Durante il Rinascimento, il mito medievale di Re Artù cede il passo alla cultura classica, greca e romana.
Tra Medioevo e Rinascimento, in Italia, succede un’altra cosa: i Comuni, che per secoli avevano funzionato abbastanza bene, cominciano ad avere bisogno di qualcuno che li protegga sia dai nemici, sia dalla loro conflittualità interna… nasce così la figura del Capitano del Popolo, un nobile non originario della città, che in modo imparziale può garantirne l’unità e la difesa. La carica è elettiva e dura pochi mesi ma, nel giro di pochi anni, i più potenti capitani finiscono per approfittarsene e non lasciare più il potere.
Proprio in questo periodo vive e scrive Sordello, grande trovatore in langue d’oc, che Dante incontra nei canti 6, 7 e 8 (ben tre!) del Purgatorio. Beatrice ci ha raccontato del coraggio di Sordello, che seppe denunciare il male e la prepotenza dei signori: proprio quello che farà anche Dante, anni dopo: per questo Sordello è per lui un modello e un’ispirazione. Al poeta, ispiratore del Sommo Poeta, è intitolata la piazza principale della città.
1328 è la prima data da imparare, quando si parla di Mantova. Rinaldo Bonacolsi è Capitano del popolo: nella notte del 16 agosto, Luigi Gonzaga (aiutato dai Della Scala, nobili di Verona) lo uccide e prende il potere. Si dice che il cadavere mummificato di Rinaldo Bonacolsi sia stato conservato a Palazzo Ducale fino al Seicento. Per qualche generazione ancora i Gonzaga sono dei ‘tagliagola’: militari di ventura, arruolati ora da Milano, ora da Venezia. Uno di loro fa persino decapitare la moglie Agnese Visconti nel cortile di Palazzo Ducale, con l’accusa di averlo tradito!
Gianfrancesco Gonzaga (nella prima metà del 1400) chiama a corte grandissimi pensatori (filosofi, storici, teologi) e apre una scuola di palazzo guidata da Vittorino da Feltre. Inizia la svolta verso la cultura della famiglia Gonzaga. Tra l’altro, proprio in questi anni diventano marchesi, ossia signori della città ma con una carica ereditaria… molti secoli dopo si realizza l’idea di Carlo Magno e Mantova si avvicina tantissimo al Sacro Romano Impero.
Ludovico III chiama a palazzo Andrea Mantegna e fa dipingere la Camera picta, la Camera degli Sposi: quella con sette cani (secondo il conto di Elisa, nove per Morgana…), una nana di corte, una principessa tedesca piuttosto severa (Barbara di Brandeburgo), ma anche gli angioletti visti dal basso, il pavone, il cielo azzurro… Un ritratto di famiglia già con uno stile che richiama la classicità, ma che è concentrato soprattutto sulla vita domestica. Sempre Ludovico III affida a Leon Battista Alberti la costruzione della chiesa di Sant’Andrea, l’ultimo grande edificio che abbiamo visitato. Perfetta, razionale, ordinata, accoglie nella cripta la reliquia del sangue di Gesù, portata a Mantova da Longino. Il nipotino di Ludovico III, Francesco II, sposa Isabella d’Este. Donna famosissima, potentissima, coltissima, la prima che si fa costruire uno studio privato, una ‘stanza tutta per sé’, come dirà Virginia Woolf alla fine dell’Ottocento. Da qui in poi Mantova è la città più colta e più raffinata d’Europa. Indimenticabile il ritratto di lei fatto da Tiziano, lei è elegantissima!
Il figlio di Isabella è proprio Federico II, che chiama in città Giulio Romano e fa costruire Palazzo Te sull’isola dei Tigli. Sua mamma vorrebbe farlo sposare presto, ma lui sembra impegnato nei divertimenti e ne vizi… sembra soltanto, in realtà, perché Palazzo Te non è solo un luogo di feste, ma l’invenzione di un nuovo modo di costruire le finzioni. Fa da padrone il mito antico, grande amico della Piccioletta barca: mille racconti diversi, storie in cui potere, amore, intelligenza, politica si intessono senza fine. Due stanze sono memorabili. Anzitutto la stanza di Amore e Psiche, dove la passione amorosa non è solo eros, ma anche pensiero e misura. E poi la caduta dei giganti, dove lo spazio architettonico scompare e la pittura ci concede un’esperienza immersiva, che fa quasi paura. Federico, però, è anche un uomo di pensiero: nelle stanze segrete si ritirava a riflettere, perché c’è sempre bisogno di vuoto per raccogliere la vita (per scrivere i propri ricordi bisogna creare lo stesso vuoto, nel quale le cose viste entrano profondamente nel cuore). Per Palazzo Te passerà anche l’imperatore Carlo V, che renderà Federico II non più solo marchese, ma duca. Federico II, tra l’altro, sposando Maria Paleologa, acquisterà anche il Monferrato (la madre Isabella, in fondo, è riuscito a farlo sposare bene…).
Da qui in poi, per molti decenni, è un tripudio. Il Palazzo Ducale diventa il primo museo della storia con la galleria di statue romane e greche, ovviamente aperto solo per gli ospiti illustri dei duchi. Non solo un museo d’arte, ma anche di mirabilia, cose stupefacenti della natura (gli animali impagliati facevano parte della loro collezione). Non siamo riusciti a dire anche questo, ma è importante sapere che a Mantova vive per molti anni anche un importantissimo musicista: Claudio Monteverdi. È lui che ha inventato l’opera, ossia quella rappresentazione che mette insieme teatro e musica (come Verdi, che ambienterà a Mantova il suo Rigoletto).
Tra la fine del 1500 e l’inizio del 1600, le cose cambiano drammaticamente. I Gonzaga si impoveriscono e sono costretti, per mantenere l’immenso Palazzo, a vendere alcune parti della collezione. Molti quadri vengono comprati da Carlo I d’Inghilterra (per questo sono alla National Gallery) o dai re di Francia (per questo sono al Louvre: questa volta Napoleone non c’entra).
Nel 1630 (la seconda data che abbiamo imparato) avviene il disastro. I Gonzaga non hanno eredi, si imparentano con una famiglia francese e si avranno alcuni duchi Gonzaga-Nevers. All’imperatore, però, l’alleanza tra la città e i Francesi non piace e decide di intervenire. Siamo negli anni delle guerre di religione (la guerra dei Trent’anni), l’Europa è attraversata da enormi eserciti: il modo di fare la guerra è cambiato, con la polvere da sparo e i primi cannoni. I Lanzichenecchi scendono su Mantova e la assediano per dieci mesi. Mantova ha trentamila abitanti e oltre i laghi si sono accampati trentamila soldati. Non c’è scampo: un traditore apre la porta verso il ponte San Giorgio e i Lanzichenecchi entrano e distruggono la città per tre giorni. Dopo l’assedio, i Mantovani sono diecimila: due terzi degli abitanti sono morti per le violenze o per la peste.
In particolare, vengono sterminati i duemila Ebrei del Ghetto di Mantova, che sorgeva proprio dietro al Piazza delle Erbe, con sei sinagoghe e moltissimi edifici importanti che vengono però rasi al suolo. I pochi sopravvissuti andranno a Milano e fonderanno la comunità ebraica della nostra città.
Ne abbiamo solo accennato ma… nel 1707 Mantova diventa città dell’impero, perde l’autonomia. Poco più di un secolo dopo, i primi moti del Risorgimento chiederanno la liberazione dagli Asburgo e l’Italia unita.
Di questo patrimonio meraviglioso, di questi due giorni intensi come una settimana, i ragazzi dicono:
Durante la breve ma divertente vacanza a Mantova, sono rimasta incantata dalla città che ospita l’immenso palazzo dei Gonzaga, quasi una città nella città, detto il «Cremlino» d’Italia. È impossibile non notare l’influenza che questa grande famiglia ha avuto su questo borgo e l’immenso potere che possedeva, ma tutto questo non sarebbe stato possibile se non foste per Isabella D’Este, una delle poche donne che, nel corso della storia europea, ebbe una grandissima influenza politica. Mi ha molto affascinata, per il suo intelletto, per il fascino, l’eleganza e il potere, ma la cosa che mi ha colpito di più è stato il suo studio a Palazzo Ducale. Rispetto alle immense stanze della corte è la più piccola, ma bella e importantissima, perché fu, per Isabella, “una stanza tutta per sé”, cosa rara per una donna. Qui è dove prese alcune delle decisioni più importanti, seguendo il suo motto riportato sulla parete Nec spe nec metu, cioè né con speranza, né con paura. Questa breve incursione nella vita personale di una donna così grande mi ha resa davvero felice. Matilde
Nonostante la grandezza di Palazzo Te, la cosa che mi ha colpito di più è stato l’appartamento segreto. Se il palazzo era dedicato allo svago, alle feste, ai ricevimenti, questo luogo più appartato ospitava Federico II Gonzaga nei momenti più riflessivi, di solitudine e di pensiero. Anche a Palazzo Ducale abbiamo visto qualcosa di simile: oltre alle immense stanze dedicate ai ricevimenti e agli incontri istituzionali, c’è una minuscola stanza dove Isabella D’Este, la madre di Federico, si ritirava per pensare, scrivere e forse persino dipingere. Morgana
Ogni volta che vado in un museo o in un palazzo, mi domando se e cosa pensassero le persone di quell’epoca sul fatto che, centinaia di anni dopo, sarebbe diventata visitabile. Noi non pensiamo mai che tra qualche decennio ci saranno persone che visiteranno casa nostra, eppure potrebbe accadere. Questo è quello che ho pensato quando sono entrata nella stanza dell’imperatrice a Palazzo Ducale… Elisa
Il viaggio a Mantova è stato sia divertente che interessante. Però la parte più bella, per me, è stata la sera: noi, ragazzi di terza media, abbiamo raccontato agli altri soci più giovani la storia dei viaggi di Sinbad, il marinaio, una delle novelle delle Mille e una notte. A me è stata affidata l’introduzione e devo dire che raccontare agli altri è stato davvero divertente. Isabel
La cosa che mi ha colpito di più, nel viaggio a Mantova è stato entrare nella Camera degli Sposi, dipinta da Andrea Mantegna nel Palazzo Ducale. Prima di entrare, ci siamo fermati nella stanza precedente, aspettando il nostro turno: l’attesa mi ha aiutato a domandarmi come sarebbe stata nella realtà un’opera così famosa da trovarsi su tutti i libri di storia dell’arte Letizia
Entrare nella Stanza dei Giganti, a Palazzo Te, mi ha colpito molto: le pitture arrivano fino a terra e, dovunque ti giri, hai l’impressione di essere dentro all’immagine. Attraverso alcune luci, poi, venivano illuminati singoli dettagli impressionanti. Emma Q.
Palazzo Te è stato molto bello, soprattutto la stanza piena di mostri, di dei e di giganti. Di Palazzo Ducale mi ha colpito la vastità: la dimora dei signori di Mantova sembra quasi un labirinto, al punto che in una mattina intera ne abbiamo solo visitato una parte. Le due dimore dei Gonzaga, pur così diverse, sono davvero affascinanti. Ettore
Nella vacanza a Mantova mi sono divertito molto e ho imparato cose interessanti sui Gonzaga e la loro storia; soprattutto, però, mi sono messo alla prova raccontando i viaggi di Sinbad, il marinaio: sono in terza media e esporre ad alta voce è fondamentale, anche in vista dell’esame. Grazie per questa vacanza! Samuele
Mantova è una città che seicento anni fa fu, per un certo tempo, il centro del mondo. Protagonisti di quest’epoca d’oro furono i Gonzaga, in particolare Isabella; dettava la moda in tutte le corti europee e, come una donna moderna, aveva uno studio tutto suo, in cui si ritirava a pensare. Fu una delle donne più influenti e colte dell’epoca, pittori famosi le facevano ritratti, e proprio suo figlio, Federico II, fece costruire Palazzo Te. Chiamò a Mantova Giulio Romano, che realizzò dal nulla un capolavoro, ma anche un nuovo modo di dipingere. Lo si vede nella Stanza dei Giganti, dove la pittura cancella gli angoli e lo spazio, facendoci sentire dentro alla scena, o nella stanza in cui si narra la vicenda di Amore e psiche.
Palazzo Ducale, sede della signoria, fu una città dentro la città, circondata da una cinta di mura, in modo da poter essere chiuso la sera per chi non era parte della corte. Mi hanno molto colpito le stanze dedicate alle mirabilia (una sorta di un museo di scienze naturali), il corridoio di statue romane e greche e, ovviamente, la Camera degli Sposi. Questa stanza è mozzafiato: dipinta da Mantegna, rappresenta una scena in cui viene recapitata una lettera a Ludovico III Gonzaga con l’annuncio che il figlio è stato eletto a cardinale.
Meravigliosa e imponente è anche la basilica di sant’Andrea, voluta dai Gonzaga, per custodire la più importante reliquia della città: il sangue di Gesù, portato a Mantova, secondo la tradizione, da Longino, la guardia che trafisse il suo petto con una lancia. Emma P.
La galleria delle statue antiche e la Camera degli Sposi a Palazzo Ducale e la Stanza dei Giganti a Palazzo Te sono le cose più belle e che più mi si sono impresse nella memoria. È stato bello sia riconoscere cose che avevo visto solo sui libri, sia vederne di nuove e inaspettate. Clara
Mantova, anche se oggi non è molto popolata, fu una città importantissima, soprattutto grazie alla famiglia Gonzaga che la governò a lungo, facendo costruire palazzi megalodontatli (sic!). Alan
La vacanza è stata bellissima ma mi ha colpito di più la Stanza delle Costellazioni del Palazzo Ducale. Lorenzo
Abbiamo imparato e visto molte cose in questa vacanza, ma la cosa che mi ha colpito di più è lo stile di Andrea Mantegna. Adham
Per me è stato davvero molto bello e anche divertente giocare la sera a Taboo e anche il fatto che la prima partita eravamo in squadra femmine contro maschi: guidate da Beatrice e Lucia, coppia inseparabile e strepitosa in questo gioco, abbiamo vinto! Nella seconda partita, Beatrice e Lucia sono state costrette a giocare con i maschi e così noi femmine abbiamo perso, pur con la guida di Roberto. Non vedo l’ora che ci sia la prossima vacanza dove torneremo alla squadra delle femmine e vinceremo! Federica
