
DISCORSO DI INIZIO ANNO DEL PRESIDENTE
PER CONOSCERE LA STORIA…

“Per conoscere la storia non si segua Barbero, si visitino i musei, si ammirino le opere d’arte”, così titolava il quotidiano Il Foglio un articolo di qualche giorno fa, probabilmente rivolto a un pubblico mediamente istruito, ben consapevole di chi sia Alessandro Barbero, storico e scrittore italiano tra i più noti del panorama italiano.
L’intento non era certo di screditare lo studioso, quanto piuttosto di sollecitare i lettori a riconoscere che la storia non vive soltanto nella narrazione, per quanto brillante e coinvolgente, ma anche – e forse soprattutto — nel contatto diretto con il passato, mediato da quelle esperienze visive e emotive che le opere d’arte sanno offrire con forza immediata.
La lettura di quel titolo mi ha subito riportato alla mia ultima visita in un piccolo borgo italiano, in occasione dell’annuale traversata che, di ritorno dalle vacanze natalizie in Sicilia, mi concedo per spezzare il viaggio.
Quest’anno la mia attenzione si è posata su Pienza, incantevole paesello nel cuore della Val d’Orcia, la cui visita non è cominciata con i migliori presupposti.
Prima di partire, assieme al mio grande compagno di viaggio,avevamo ammirato in rete delle immagini meravigliose delle colline senesi; dalle nostre ricerche era emerso che avremmo addirittura potuto attraversare il viale di cipressi che portava alla casa di Massimo Decimo Meridio nel film “Il Gladiatore”. Non avevamo però considerato un piccolo dettaglio: il meteo. Il freddo di dicembre e la pioggia battente stavano minando il nostro solito spirito errante.
Dopo aver passeggiato frettolosamente tra le vie del borgo, cercando ristoro tra una chiesa e l’altra, giunti alla piazza principale, un signore del posto ci consiglia di ripararci visitando una piccola mostra gratuita all’interno di Palazzo Borgia, in attesa che la città si svegli e prenda vita.
Dai pannelli esplicativi che ricoprono le pareti della stanza scopriamo che il nome originale del piccolo borgo senese era Corsignano e che, nel 1405, aveva dato i natali a Enea Silvio Bartolomeo Piccolomini. Continuando a seguire la linea del tempo, dettagliatamente descritta sui muri della stanza, apprendiamo che Enea Piccolomini era stato una delle figure più rappresentative dell’umanesimo rinascimentale: raffinato umanista, diplomatico, brillante scrittore e infine, Papa con il nome di Pio II.
Ed è in quel momento che ci si accende la lampadina: il nome Pienza non è un caso, la variazione toponomastica deriva da “Pio”. Quanto è appagante conoscere la derivazione di un nome!
Pienza significa “città di Pio” e la trasformazione da Corsignano a Pienza non fu un semplice atto di vanità da parte del Papa, ma un vero e proprio progetto culturale: dare forma concreta all’ideale umanistico di città, in cui architettura, spazio urbano e paesaggio dialogassero in armonia. Pienza viene denominata la città ideale.
Scoprire le origini che portarono alla nascita di questo meraviglioso borgo ci aveva risollevato l’umore e, desiderosi di continuare a imparare, ci immergiamo nella visita delle sue meraviglie architettoniche.
Il cuore di Pienza è la piazza, che possiede una vera e propria armonia musicale. Il pavimento, scandito da larghi rettangoli di travertino, costituisce una sorta di pentagramma. In due momenti dell’anno, verso mezzogiorno, l’ombra del Duomo cade in modo tale da allinearsi perfettamente con i riquadri della pavimentazione, rendendo la facciata della Cattedrale dell’Assunta una grande meridiana.
Passando per una porticina a sinistra del Duomo raggiungiamo la cripta, uno spazio sotterraneo ricco di decorazioni scultoree e arazzi. Da qui accediamo al cosiddetto “labirinto della cattedrale”, un sistema di gallerie di drenaggio scavate sotto l’abside per arginare i problemi di cedimento della struttura sovrastante. Con la fantasia avevamo immaginato scenari avventurosi, fughe rocambolesche verso le colline senesi, ma la spiegazione tecnica che ci è stata data si è rivelata molto più plausibile!
Concludiamo la nostra gita visitando Palazzo Piccolomini, la residenza del Pontefice e della sua famiglia, che domina la piazza con la sua facciata elegante e proporzionata, esempio perfetto di architettura rinascimentale civile progettata da Bernardo Rossellino. Il cortile interno, con logge e portici armoniosi, riflette la ricerca di simmetria e ordine tipica del Rinascimento, mentre le finestre e la loggia offrono una vista mozzafiato sulla Val d’Orcia, integrando il paesaggio nel progetto urbano.
Alla fine della giornata, mentre lasciamo Pienza con la mente piena di immagini e curiosità ci appare chiaro come la storia si riesca a vivere davvero quando ci si trova di fronte ai luoghi, alle opere e agli spazi che la testimoniano – e Pienza, con la sua piazza armoniosa, i suoi palazzi e la sua Cattedrale, è stata per noi un museo a cielo aperto.
Ragazzi cari, mi rivolgo a voi, i miei prediletti: seguite pure Barbero, uno storico straordinario, capace come pochi di accendere curiosità e amore per il passato – e che anch’io ascolto sempre con grande piacere – ma ogni tanto lasciate giù quegli schermi digitali e date spazio agli schermi naturali che il nostro meraviglioso Paese ci offre ogni volta che siamo capaci di aprire la mente e il cuore alla bellezza.
