
L’IMMAGINE ADDOMESTICA LA REALTÀ

PER CONOSCERE LA STORIA…
DISCORSO DI INIZIO ANNO DEL PRESIDENTE

Ascolto con fiducia il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica che, sempre all’altezza della situazione, dà molto da pensare. Da lui, qualche anno fa, tra il serio e il faceto, ho tratto ispirazione per iniziare anche io il nuovo anno (solare) in Accademia (e ora in Filoteca) con un discorso da presidente, non certo per mania di grandezza e vanto, ma mutuando dalla più alta carica dello Stato il preciso dovere di individuare un’occasione in cui rivolgermi più ufficialmente del solito ai ragazzi e avvertendo la continua necessità di un forte richiamo ai valori, alle idee e anche agli auspici che ci tengono insieme da anni.
Il Presidente Mattarella ha messo al centro del suo ultimo discorso gli ottanta anni della Repubblica, che festeggeremo con orgoglio a giugno, e i giovani; io, si parva licet, posso accostare ai giovani, sempre peraltro al centro del mio pensiero e delle mie parole, i dieci anni della Piccioletta barca, che festeggeremo, con orgoglio proporzionato alla portata dell’evento, il prossimo luglio. Una circostanza simbolicamente importante e valida. Perché dieci anni non sono pochi: è il tempo che intercorre fra la nascita di un bambino e la sua completa scolarizzazione, dai primi vagiti e i primi passetti incerti alla soglia della scuola secondaria di primo grado!
Ma ripercorreremo in altra sede e in altro momento le miglia fondamentali del viaggio della Pb, perché ora mi preme riprendere un passaggio del discorso del Presidente e, in particolare tre aggettivi.
Ha detto Mattarella, rivolgendosi ai giovani:
«Qualcuno – che vi giudica senza conoscervi davvero – vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi! Siate esigenti, coraggiosi! Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che ottanta anni fa costruì l’Italia moderna».
È vero che chi non conosce a fondo i ragazzi, chi non li ama, aggiungo io, li liquida frettolosamente come poco validi, soprattutto in paragone alle generazioni precedenti. Ma poiché sappiamo, anche grazie a divertenti racconti che popolano la rete, che questa lamentela è sport nazionale o forse mondiale dai tempi dei Romani, non ci badiamo. La relazione, il confronto con i ragazzi sono la cosa più delicata e seria che ci sia e solo chi crede davvero in loro dovrebbe cimentarvisi. Questo, sia per onestà intellettuale, sia per non offrire loro il fianco a facili scappatoie e alle accuse di mancanza di ascolto e comprensione, cui sono, per buona parte, inclini.
E qui viene il primo appello del Presidente: non rassegnatevi, prima cosa, e poi: siate esigenti e coraggiosi. Due aggettivi che hanno a che fare con l’azione, con una postura attiva e vigile! La parola ‘coraggio’ viene da cor, il cuore e, sebbene il latino, per definire questa virtù, utilizzi massimamente il termine animus, l’evoluzione della lingua ha unito il cor latino a quel suffisso ‑aggio, che certamente deriva dal verbo agěre: fare, agire, mettersi in movimento, condurre: il coraggio, dunque, è azione del cuore che, vocabolario alla mano, è anche sede di intelligenza e di senno.
Anche ‘esigere’ ha chiaramente a che fare con l’azione, essendo il verbo un composto di agěre, qui unito alla preposizione e che indica origine, provenienza. Il verbo latino esigěre ha molti significati, fra cui richiedere, reclamare, condurre a termine, ma anche verificare, ponderare. In italiano ne ha persi molti e, oltre tutto, si è tinto di una connotazione un po’ negativa, burbera, come di richiesta eccessiva, aura che non ha alcun fondamento etimologico; penso che esigere abbia a che fare piuttosto con un senso di giustizia: si esige ciò che è dovuto e il primo dovere che ognuno ha è certamente quello con se stesso.
Quindi, raccogliendo tutti gli antichi significati delle parole, “siate esigenti e coraggiosi” significa: ponderate, valutate bene, con il cuore e con la testa, i vostri doveri secondo giustizia e le vostre potenzialità e reclamateli a voi stessi con fermezza, portateli a termine, siate attivi nel tirare fuori da voi stessi! Siate esattori dei vostri talenti e delle vostre potenzialità! Solo chi è esigente con sé può essere esigente nei confronti di altri: potete, e anzi dovete certamente, essere esigenti con gli adulti che vi circondano e si occupano di voi, ma a patto che sappiate esserlo prima con voi stessi. E, parimenti, un adulto può essere esigente con voi, se lo è con se stesso: un buon metro di valutazione che potete utilizzare nei confronti di chi vi guida. Qui, in Pb, state sereni: esigete da noi tutto il possibile e troverete risposta, perché se non fossimo stati e non fossimo esigenti con noi stessi giorno dopo giorno, la Pb non sarebbe cresciuta tanto in questi dieci anni: da tre teste e tre cuori, cui, con vicende diverse, se ne sono aggiunti altri, con fatica immane e attraversando mille ostacoli, diffidenze e scetticismi, nonché la bufera del covid, siamo qui, con la tessera associativa numero 208 e pronti ad ampliare la sede…
Sentitevi responsabili, infine. La responsabilità, ne abbiamo parlato tante volte, è la capacità di rispondere a un appello, a una possibilità che viene offerta e sentirsi responsabili significa, nuovamente, attivarsi per riconoscere in sé questa responsabilità: ricordate il “sentirsi mondi” del Purgatorio di Dante: non state immobili ad aspettare che qualcuno vi dia la patente di ‘responsabili’, sentite da soli di esserlo e dimostratelo nelle parole e nei fatti, magari con urlo di gioia cui tutti saremo felici di unirci! Perché, per quanto esigenti con noi stessi, senza di voi, non valgono nulla il nostro sforzo e la nostra passione. Se cresciamo, lo facciamo insieme e lo facciamo per altri, perché la Piccio è un atto politico.
A questo proposito, un ultimo importante cenno all’inizio di questo 2026. Con emozione, fra febbraio e agosto, festeggeremo i primi diciottesimi di cinque ragazzi, i famosi Epici, che, saliti a bordo al termine della scuola elementare, tanto significano nella storia della Pb. Elisabetta e Mattia sono sempre stati con noi, sono presenza importante e già attiva nella cura dei più piccoli; gli altri tre non frequentano più con regolarità, ma hanno mantenuto con noi un legame che dice tanto di questo luogo e ci rende molto fieri. Cari Epici, a diciotto anni la società civile vi dà effettivamente un primo importante credito di responsabilità che esprimerete votando alle elezioni, ma davvero fondamentale sarà la responsabilità che da soli sentirete nei confronti vostri e di chi vi è prossimo. Dieci anni fa, quando è nata la Pb e ci occupavamo solo di ragazzi della scuola media, non pensavamo certo che avremmo accompagnato dei giovani soci alla maggiore età: ne siamo terribilmente orgogliosi e a voi, Epici, diciamo che sempre di più conteremo su di voi, perché ci siate al fianco nella crescita dei più piccoli e nella costruzione continua di questa barca che forse, tanto piccioletta, non lo è più…
